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Design turco: reinterpretando il passato.

Posted: September 27th, 2007 | Author: marcodesignz | Filed under: Designer, Filosofia del design, Materiali innovativi | 2 Comments »

Il design turco e africano in generale mi ha sempre appassionato, ho sempre pensato che le nostre culture hanno cose in comune. Per loro, sta accadendo ora quello che per noi e’ stato il boom industriale del ‘60 e dintorni.

Rileggere la tradizione, rifare gli archetipi della cultura materiale, legate agli stili di vita, le abitudini, i costumi popolari: accade quindi nei progetti di alcuni designer, in particolare ai nomi di quelli che lavorano in Turchia, ma che si distinguono dal gruppo dei locali per una ripresa, cercata, di segni legati alla cultura artigianale, autoctona; non tanto nei modi di lavorazione, nei processi o materiali ma esattamente nelle forme.

La reinterpretazione di questi archetipi è il chiaro segno di una presa di coscienza delle proprie tradizioni, che può avvenire solo dopo aver esplorato costumi e le usanze straniere e averle confrontate con quelle turche. Da qui nasce la reinterpretazione, la sintetizzazione dei segni, dei materiali e del colore.




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Mal di design

Posted: September 14th, 2007 | Author: marcodesignz | Filed under: Filosofia del design, Prodotti Ind. | 6 Comments »

Certe volte mi viene da pensare quanto sia inutile la mia figura professionale agli occhi degli altri…

cosa farà mai un designer? ci mette il nome? “fà” cose di tendenza? vi piace il casco momo design eeeeeeeeeeeeehh! ammettetelo…che fa tanto pilota americano (…tristezza)

Di conseguenza deduco: o sono io ad aver sbagliato università, oppure le mie sensazioni sono esatte. Devo ammetterlo sono stufo, soprattutto di quegli oggettini assolutamente inutili, che fanno stile, tendenza e via dicendo.

Ammetto l’importanza della linea, del colore, della forma, ma sinceramente se un oggetto non funziona per me è da cestinare e la prova “vivente” è quest’ obbrobrio.




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Telefoni low cost

Posted: July 27th, 2007 | Author: marcodesignz | Filed under: Filosofia del design, Materiali innovativi | 1 Comment »

Telefonini low cost, un mercato strategico per i produttori, ma non nei mercati maturi come l’Italia, l’Europa in genere o gli Stati Uniti, dove la domanda si concentra su modelli di alto prezzo con tante funzioni – spesso inutili o delle quali l’utente non è a conoscenza – e soprattutto con una forte immagine tra moda, hi-tech e design perché:”il telefonino”, spiega Carolina Milanesi analista e ricercatrice di Gartner – “è ancora un oggetto da esibire”.

Inutile dire cmq che il mercato sta cambiando, ormai la gente si è stufata delle migliaia di funzioni intuilizzate. Molto più importante avere un cellulare progettato per chiamare nella sicurezza di non essere abbandonati dalla batteria o da una ricezione scadente.

Per non parlare dei labirintici menu e della scarsa accessibilità alle funzioni. Ritornando sempre ai solito ragionamenti fra funzione e design, penso cmq che negli ultimi anni l’estetica sia andata a discapito della funzionalità dei nostri cellulari..e la conferma sono le tante imprecazioni rivolte a tasti e pulsanti piccoli, scomodi e inesistenti.

Ultimamente infatti il mio parco tecnologico (–_–) si è arricchito del motophone, un riassunto di cellulare. Ora non sto’ qui a farvi la scheda tecnica..ma vi assicuro che e’: pratico, leggero, con un buon design e soprattutto economico. (intorno ai 30 euro)

“A dire il vero”, come spiega l’analista del Gartner, “il Motofone (50 euro in Italia) non ha avuto nei Paesi emergenti il successo sperato, perché forse considerato troppo raffinato e sleek nel design, o reputato fragile e poco adatto alla vita rurale a causa del suo profilo ultrasottile. E poi, il Motofone è privo di retroilluminazione e in zone dove manca l’illuminazione elettrica questa è una grave mancanza. Motorola però sull’ultra low cost ha anche corso qualche rischio finanziario di troppo; perché se da un lato questi cellulari che servono per telefonare o poco più sono utili per conquistare quote di mercato, dall’altro non offrono o quasi margini di guadagno.




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La funzione inconscia

Posted: June 20th, 2007 | Author: marcodesignz | Filed under: Filosofia del design | 3 Comments »

Ultimamente mi sto dedicando a cercare nuovi tipi di sistemi per progettare un oggetto,
ovviamente parlo di tecniche concettuali, linee di pensiero per interpretare la domanda.

Seguendo il canovaccio impostato dai post precedenti, ho pensato che la forma in alcuni casi non può essere assolutamente un segno di riconoscimento per un oggetto e soprattutto per la sua funzione.
Chi ha detto che una forchetta non possa essere anche un ottimo stappa bottiglie?
Bisogna pensare quindi alle funzioni inconsce che si nascondono dietro una forma ingannevole.

Nascerebbero cosi degli oggetti con una forma “tipo” che tradendo la sua monofunzionalità si rivela polifunzionale. Fino a qui niente di nuovo, ma se funzioni inconscie non fossero tanto esplicite? :D





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Un approccio costruttivo

Posted: June 11th, 2007 | Author: marcodesignz | Filed under: Filosofia del design | 1 Comment »


” Escono gli oggetti “dalle valigie” di Alberto Meda e sono un campionario di semilavorati industriali e parti di meccanismi, già belli in sè. “Non sono portato a mettere insieme delle collezioni di oggetti finiti (al contrario di quanto faceva Achille Castiglioni n.d.r.) ma dei componenti che a me evocano dei pensieri” dice Meda; nel senso che dall’osservazione degli stessi e persino delle loro possibilità combinatorie possono nascere degli spunti progettuali, perché – continua – “l’attività del progettista è anche quella del bricoleur”, che mette insieme parti diverse per ottenere un nuovo oggetto. Così catturando l’attenzione ora su componenti meccaniche (una girante d’acciaio di una pompa alimentare; la pala di una turbina a gas, delle quali sottolinea come siano “la messa in forma di un’idea”) “

Io amo molto Alberto Meda, e soprattutto mi piace ascoltare tutte quelle persone che nel design non sono nate ma al contrario ci sono arrivate da un altro universo, come quello dell’ingegneria in questo caso.
La caduta tecnologica e’ palese, approcci differenti verso la progettazione, uso dei materiali differenti e il concepimento “dell’idea” ottenuto con metodologie assolutamente originali e intelligenti.
L’idea di progettista come “bricoleur” è una cosa davvero unica.





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Ragione vs Istinto

Posted: June 1st, 2007 | Author: marcodesignz | Filed under: Filosofia del design | 3 Comments »


Finalmente in questi giorni un bagliore di discussione sulla metodologia progettuale. Si infatti a quanto pare il mondo si divide in 2 categorie: quelli “la funzione dà la forma” e quelli “la forma dà la funzione”.
Bhe, voi vi chiederete qual’è la differenza? Bhe, è evidente no? :D
Si infatti la parte di progettisti più razionale spalleggia per la funzione, si dice infatti che la funzione in un oggetto sia tutto (altrimenti per cos’altro si dovrebbe farlo) e proprio da essa derivi la forma, ergonomica e funzionale…diciamo che questo tipo di approccio di solito è quello più accademico.

Partire dalla forma ( parte più divertente) per cercare una funzione, solitamente potrebbe essere giudicata una metodologia un po troppo “new age” per il design, penso invece sia molto attuale come cosa e gli oggetti contemporanei lo testimoniano.

Insomma inibire la nostra parte razionale per dare spazio al nostro istinto, al nostro spirito innato di progettare, ( si pensa infatti che infatti sia una cosa innata, dai tempi della pietra addirittura…quando ci costruivamo lance e utensili per sopravvivere) e alle nostre emozioni più profonde credo sia una cosa molto interessante, anche se come sempre ha i suoi limiti: oggetti inutilizzabili, scomodi e banali.

Momentaneamente, mi dichiaro spudoratamente uno dei “razionali” anche se cambiare e sperimentare nuovi approcci (magari istintivi) non fà mai male!! :D








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Brainstorming, ma cos’è?

Posted: April 28th, 2007 | Author: marcodesignz | Filed under: Filosofia del design | No Comments »


Si oggi volevo discutere di quest’ argomento molto in voga nella mia università, proprio perchè con l’imporsi di nuovi docenti negli alunni si sovrappongono esperienze e metodi progettuali.

Il brainstorming è una tecnica di creatività di gruppo per far emergere idee volte alla risoluzione di un problema. Il risultato principale di una sessione di brainstorming può essere una completa soluzione del problema, una lista di idee per un approccio a una soluzione successiva, o una lista di idee che si trasformano nella stesura di un programma di lavoro per trovare in seguito una soluzione. Il metodo del brainstorming iniziò a diffondersi nel 1957, grazie al libro “Applied Imagination” di Alex Faickney Osborn, un dirigente pubblicitario. Il pensiero Blue-Sky è simile al brainstorming. Altri metodi per la creazione di idee sono la “creazione individuale” e l’”approccio dell’analisi morfologica”.


Il brainstorming ha molte applicazioni pratiche, ma il suo maggiore uso riguarda:

  • Lo sviluppo di nuovi prodotti – ottenendo idee per nuovi prodotti e migliorando i prodotti esistenti
  • Pubblicità – sviluppando idee per campagne pubblicitarie
  • Risoluzione di un problema – analizzando dati, cause, soluzioni alternative, analisi di impatto, valutazioni
Mah, a breve faremo una seduta di brainstorming con il mio corso universitario, i docenti dicono che bisogna abbassare il livello di guardia, quello razionale, rilassandosi o aiutandosi a botta di drink vari…come fare a dire di no? :D

Vi faro’ sapere prossimamente come e’ andata la seduta degli alcoolisti anonimi, nel frattempo dilettatevi anche voi!!




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Design o Semiotica?

Posted: March 22nd, 2007 | Author: marcodesignz | Filed under: Filosofia del design | No Comments »


“Possiamo dire che la semiotica è la disciplina che studia i fenomeni di significazione e di comunicazione. Per significazione infatti si intende ogni relazione che lega qualcosa di materialmente presente a qualcos’altro di assente (la luce rossa del semaforo significa, o sta per, “stop”). Ogni volta che metto in pratica o uso una relazione di significazione allora attivo un processo di comunicazione (il semaforo è rosso e quindi arresto l’auto)”

In questi giorni si accendono fra noi animate discussioni, sull’influenza che dovrebbe avere la semiotica sul product design, e sugli strumenti impliciti o espliciti che dovrebbero rappresentarla in un prodotto.

Non c’e’ dubbio che la semiotica ha un ruolo fondamentale nel disegno industriale, anche se a volte (per noi accaniti sostenitori dell’ecodesign) l’estremismo nell’uso della semiotica porta a un tipo di progettazione cultrice dell’estetica e dell’eccessiva comunicazione a discapito della funzionalità e dell’ avanzamento tecnologico del prodotto.

L’esempio più evidente sono i cellulari che usiamo ogni giorno, pieni di funzionalità e servizi, che a volte, oltrepassano e complicano la sfera comunicatica di cui dovrebbero essere parte.

Personalmente anch’io penso che un progetto oltre alle sue funzioni fondamentali, debba avere delle funzionalità parallele di tipo semiotico, ma ciò non giustifica l’abuso delle stesse.




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Design: semplicità come punto d’arrivo

Posted: March 19th, 2007 | Author: marcodesignz | Filed under: Filosofia del design | No Comments »

Erik Magnussen – thermal carafe

Dire che una persona è “semplice” è spesso un modo benevolo per definirla un po’ stupida – o ignorante. È un diffuso pregiudizio che la stupidità sia semplice e che l’intelligenza sia complicata. È quasi sempre vero il contrario. Quando l’intelligenza si propone in modo intricato, o difficilmente comprensibile, vuol dire che è immatura. Per raggiungere la sua piena efficacia e chiarezza dovrà evolversi verso la semplicità.

Complicare è facile, semplificare è difficile. I più grandi progressi nella filosofia, nella scienza, nella cultura, si esprimono in termini semplici e chiari. Anche nella pratica del lavoro, o nelle piccole esperienze di ogni giorno, le soluzioni più efficaci sono quasi sempre le più semplici.

Molte cose sono diventate più semplici, rispetto a un non lontano passato, perché abbiamo conoscenze e risorse che prima non c’erano o erano disponibili solo a pochissime persone. Ma ci stiamo anche complicando la vita in infiniti modi, che in parte dipendono dall’inefficienza delle comunicazioni, in parte dal nostro comportamento e da quello delle altre persone… e in parte da un cattivo uso delle tecnologie.

Anche il mondo accademico o “intellettuale” ricorre spesso allo stesso trucco. Si esprime in modo incomprensibile per nascondere il fatto che non sa di che cosa stia parlando. E anche per suscitare fra i catecumeni un reverente timore – la percezione di essere stupidi perché non riescono a capire.

L’intelligenza è luce o lucidità – non oscurità. Lo stupido non è chi non capisce, ma chi non si sa spiegare.

In altre parole, la complicazione è quasi sempre stupida, ma non sempre ciò che sembra semplice è intelligente.

È faticoso. Ma se sappiamo apprezzarne il gusto può essere molto divertente. Trovare soluzioni o spiegazioni autenticamente semplici è rasserenante, stimolante, piacevole, allegro, talvolta entusiasmante.

La progettazione e’ semplicità, risolvere problemi nel modo più semplice e diretto possibile con un pizzico di ironia(se è possibile) e semplicità nella funzionalità.
Come sinonimo di semplicità sarebbe imbarazzante non citare il design scandinavo, sempre però con un occhio di riguardo ai maestri del design italiano, in particolare Achille Castiglioni.

Portacenere Spirale – A. Castiglioni