Archive for the 'Filosofia del design' Category

Who i am II

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Odio le classificazioni. Odio ” i settori specifici”, odio l’indiscriminante culto del bello e dell’estetica che contraddistingue la nostra epoca. Odio le vie di mezzo.
Il brutto è sempre utile e funzionale, mi attrae. Quanto mi attrae il bello senza scopi, amo la sincerità sicuramente. L’estetica che non mente, l’arte fine a se stessa.
Nella nostra epoca il bello è sempre sinonimo di lusso, di costo, di apparenza, di elevazione sociale. Perche l’estetica è marketing, è denaro.

E allora chi è il designer oggi? «  E’ una puttana, un pò ladra. »(grande Ruffilli)  Senza carattere e posizione.

Amo la trasposizione, l’incontro, la condivisione. Adoro quando in un progetto si uniscono due esperienze opposte e diverse. I figli illeggittimi del design. E’ la vera chiave per crescere, conoscere e creare. Non sono un designer, ne un fumettista, ne uno scultore o un pittore, nemmeno un fotografo o un ceramista (ahah). Ma mi piace mescolare le cose. Unire.

Potrà sembrare una concezione sorpassata e abbastanza rigida, ma credo che quasi sempre forma e colore siano figli della funzione, dello scopo che prefiggiamo ad un oggetto. Come in qualsiasi cosa appartenga alla natura, il colore indica, attrae, istruisce, come la forma del resto.
Poi sta a noi enfatizzare gli elementi sensoriali, ironici, giocosi, inconsci o provocatori. Renderli espliciti o impliciti.

Qualcuno mi ha chiesto di scrivere su come la penso, su come opero solitamente. You’re served.

I ricordi e gli oggetti

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Torno ad esaminare il rapporto che abbiamo con gli oggetti..un pò c’avevo già pensato un pò mi è venuta voglia.

Solitamente mi piace vedere oltre agli oggetti, oltre i significati e i tipi d’utilizzo. Ogni cosa in un oggetto può essere trasferita di significato: l’uso visivo, l’impiego, i materiali e i ricordi legati all’oggetto.

Una sorta di metafora che tocca i cinque sensi. La metafora quindi è resa tramite il trasferimento dei significati dovuti alla somiglianza, il classico esempio della nuvola a forma di coniglio.  Così avviene (anche inconsciamente) per tutti gli altri tipi di somiglianze.

Pensavo a come fare ad infondere in un oggetto un archetipo (di Jung) di qualche genere. Un evocazione di ricordi.

Magari tramite i materiali o la forma, qualcosa che coinvolgesse i cinque sensi e che ricordasse le idee innate e predeterminate appertenenti all’inconscio collettivo. I ricordi infatti possono essere soggettivi, ( prendono forma dopo che l’oggetto viene acquistato, usato, messo da parte ) o possono essere oggettivi, inconsci, predeterminati dalla cultura.

Il solito don chisciotte contro i mulini a vento? Magari anche no.

Potential Energy, romanzo sul design che vaga per il mondo.

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Si lo so oltre a scrivere dei miei interessantissimi cazzi, a volte e dico a volte vorrei fare un pò di informazione…eh lo so checcivuoifare.

Allora..c’era una volta questo product designer tale “Jon Chamberlayne” che arrivato a trent’anni ha capito che il design forse non era per lui..(respect) e nel desiderio di vivere una vita più sensata e in sintonia con l’ambiente (eh sti temi sensibili..) praticamente ha deciso di scriverne un romanzo con il titolo “Potential energy”.

Che poi analizzando nello specifico i temi trattati penso siano molto interessanti (il vivere in modo etico ed ecosostenibile, l’attacco ai clichè, la semiotica della felicità e il potere che hanno gli oggetti nell’interferire con il nostro umore), ma…ma siccome Jon fondamentalmente non aveva dinero ( e secondo me nemmeno voglia) di cercare qualche casa editrice ha pensato di stampare 1000 e dico 1000 copie e lasciarle sulle panchine, sui mezzi pubblici, sui muretti delle grandi città. Sperando che il pubblico capisse che era da leggere (e non da tirare in testa a qualcuno) e  regalare a qualcun altro.

Fù così che il libro viaggiò da continente a continente, fotografato nel luoghi più assurdi e disparati. Ora è nato un sito per tracciare le varie copie nel mondo, e se anche voi come jon non avete voglia, (eddai jon si scherza) potete scaricarlo anche in pdf da qui.

I dettagli

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A volte mi capita di pensare a quanto siano importanti i dettagli nelle cose, negli obiettivi che vogliamo portare a termine, o che nn portiamo a termine.

Possono essere fortuiti, costruiti, aspettati, involontari, altrui, dimenticati. Nelle cose importanti possono contare molto, o molto poco. Possono farti rinviare cose per mesi o farti guadagnare l’agoniata metà in un batter d’occhio.

Oppure i dettagli sono solo costrutti mentali. Alla fine dei conti la vera fortuna siamo noi stessi, quanto siamo preparati agli eventi o quanto siamo stupidi nel non esserlo.

Per esempio, qualcuno ha visto il mio portafoglio?

La mia chiave personale

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Mi piace pensare che gli oggetti che esistono, quelli che usiamo..possano sempre cambiare, migliorare, trasformarsi. Niente è perfetto. Odio dare tutto per scontato, odio i luoghi comuni e tutti quelli che pensano che “squadra che vince non si cambia”, no assolutamente no.

La mia personale chiave è leggere con occhi diversi ed essere diffidenti e curiosi. Abbiamo bisogno di cambiare, le nuove tecnologie ci sorridono.

Ps. Ah questo è il mio asciugacapelli con una piccola correzione fatta da parte mia, spero che il proprietario nn s’incazzi!

Vacanze primaverili

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In questi giorni penso che:

Anche se tutto sembra andare a rotoli, la mia vita potrebbe avere un senso a me ancora sconosciuto.

Che odio l’alienazione, la ripetitività e le cose poco interessanti. Ho bisogno di stimoli, di impulsi folgoranti.

Che odio coloro che pensano che il “design” è una cosa fica, è stile, è moda, è tendenza…per me no.

Che per me il design è scintilla, intuizione e visione.

Che fondamentalmente sono un paranoico, ma mi consolo quando leggo di alcuni che la pensano come me.

Che quando torno a casa è sempre bello, specialmente se ci sono meno impegni e tutti sono più disponibili e rilassati.

Che soffrire così tanto per questa fottuta università in realtà mi stimola molto…ma a fare altro..penso.

Che ho così tanta voglia di fare che potrei non dormire per mesi.

Che la mia voglia di fare cade su qualsiasi cosa mi piaccia e mi interessi…oggi ho fatto queste foto. Pensavo: bhè, niente di così interessante, poi dopo mi son ricreduto su alcune.

www.flickr.com

Ps. Queste assomigliano terribilmente a Catepol. Buonanotte.

Forse sono lampade o forse no.

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Oramai per noi aspiranti designer produrre un oggetto sta diventando una vera e propria utopia..troppe dogane e poco guadagno…se un guadagno ci sarà mai.

Ma le idee e la creatività di certo non ci mancano (da qualche parte dovranno pur sboccare) e usiamo internet per superare le inutilissime barriere fra noi e il consumatore…sto sperimentando.

Ultimamente ci siamo impegnati nell’idea di queste semplicissime lampade pendenti, autoprodotte con del bellissimo vetro di murano, potete dargli un occhiata e comprale qui.

 

Dicevo come al solito le idee non mancano….

Si avverte annusando

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Le esperienze vissute ci portano a cambiare senza volerlo. Così viviamo il quotidiano rendendoci conto poi che siamo cambiati, notando le differenze fra persone che condividono la stessa professione.

La progettazione è fatta così, di trucchi, di esperienza, metodi e concetti. Ti accorgi di quanto siano portate le persone, e di quanto altre arrancano per convincersi di essere uniche e particolari.

Non c’è niente di piu geniale di una cosa seplice, lineare e comprensibile. Cose e persone apparentemente complicate mi hanno sempre fatto tremendamente ridere.

La rappresentazione figurativa di una pulsione

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La pulsione è una delle motivazioni che spinge l’uomo ad agire. Essa si sviluppa in maniera plastica, adattandosi a tutto ciò che può soddisfarla, agendo tramite schemi appresi tramite esperienza e confronto con la natura. Si distingue dall’istinto in quanto esso non si basa su schemi appresi e assimilati.”

In questi giorni non riesco a scrivere niente di sensato perchè sono in fase di elaborazione concettuale. :D Mi chiedo se è possibile rappresentare materialmente ( sotto forma di oggetto funzionale) un concetto astratto e generico, come l’istinto, le pulsioni, l’amore l’odio etc etc

Penso che sia già stato fatto da molto tempo per quanto riguarda la scultura. Arduo invece è rappresentare materialmente un concetto generico e dare all’oggetto stesso una funzione che rappresenti gestualmente e emotivamente il concetto.

Questo tipo di trasposizione dal concetto alla materia, penso implichi dei vizii progettuali, in quanto un concetto generico usualmente si rappresenta con delle icone, dei luoghi comuni che potrebbero dare all’oggetto una aria scontata e banale.

Stessa cosa potrebbe succedere alla funzione in quanto essa è subordinata alla forma, (potremmo ideare un oggetto esteticamente perfetto ma con nessuna funzione apparente) e in questo tipo di approccio progettuale deve incarnare il concetto stesso su cui è stato progettato l’oggetto.

Pensandoci sopra sono davvero pochi gli oggetti in cui riconosco questo metodo progettuale:

voodoo ceppo portacoltelli di Raffaele Iannello

Progettazione delle immagini inconsce

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Immagini che si verificano nella persona al di fuori del suo controllo consapevole.

Questo nuovo tipo di filosofia progettuale ( ne ho parlato qui) si evolve dalle nostre passioni, dalle ricerche che facciamo su quello che più ci interessa e che ci riflette momentaneamente. Parte quindi da una sacca di argomentazioni che sicuramente non sono casuali.

E allora come vengono scelti gli spunti progettuali? Come catturano la nostra attenzione? Forse inconsciamente veniamo attratti da loro, e queste figure si evolvono in immagini antiche che evocano pulsioni e sentimenti di cui non siamo razionalmente a conoscenza. Ora non vorrei spingermi nel verboso, ma penso si parli di antropologia.

Mi diceva un mio prof: Vi siete chiesti come mai i neonati subito dopo la nascita hanno l’abitudine di stringere con forza un dito fra le loro mani? E’ un abitudine scritta nel nostro codice genetico, infatti quando eravamo “scimmie” c’era il pericolo di cadere dai rami, e se non ti tenevi….cadevi giù!

Penso quindi che forme, immagini e colori siano impregnati di significati antichi per noi,(e si sapeva già) ma per chi progetta credo sia un “bagaglio figurativo” con cui fare i conti.




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