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La mia chiave personale

Posted: May 12th, 2008 | Author: marcodesignz | Filed under: Designer, Ecologia, Energia, Filosofia del design, Life style, Prodotti Ind., animali, schizzi | 11 Comments »

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Mi piace pensare che gli oggetti che esistono, quelli che usiamo..possano sempre cambiare, migliorare, trasformarsi. Niente è perfetto. Odio dare tutto per scontato, odio i luoghi comuni e tutti quelli che pensano che “squadra che vince non si cambia”, no assolutamente no.

La mia personale chiave è leggere con occhi diversi ed essere diffidenti e curiosi. Abbiamo bisogno di cambiare, le nuove tecnologie ci sorridono.

Ps. Ah questo è il mio asciugacapelli con una piccola correzione fatta da parte mia, spero che il proprietario nn s’incazzi!


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Pennelli solari

Posted: January 22nd, 2008 | Author: marcodesignz | Filed under: Designer, Ecologia, Energia | 4 Comments »

Quando invece si ha molto in comune con le persone si parla, e tanto anche. L’altro giorno si parlava della percezione tecnologica negli oggetti. Una locomotiva a carbone con tanto di pannelli solari non penso abbia molto senso… :D

Lo ammetto…andare in giro ad appiccicare pannelli solari è una tentazione fortissima, (anzi dovrebbero farci un concorso) per non parlare delle pale eoliche tanto fashion che ormai sono il pane quotidiano per gente del settore.


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Grattacielo girevole

Posted: July 9th, 2007 | Author: marcodesignz | Filed under: Architettura, Ecologia, Energia | No Comments »

Ultimamente mi sto interessando ai grattacieli, forse per appagare il mio egocentrismo..(mah) cmq tempo fa ne ho cercato di progettare uno molto simile a questo…tranne per il fatto che ogni piano gira su se stesso. Cmq fatto sta che ora l’avanguardia dei grattacieli sta nella riduzione dell’impatto sulla skyline, sulle energie rinnovabili e sull’ecosostenibilità della stessa costruzione.

Fiorentino e cosmopolita, Fisher è un architetto che ama le invenzioni. Ne ha messa a punto una che si sviluppa per 68 piani e 313 metri di altezza: è un grattacielo i cui piani possono ruotare (6 metri a minuto, 90 minuti per un’evoluzione completa) secondo la preferenza degli occupanti. La costruzione del primo esemplare dovrebbe avviarsi a breve in Dubai, il luogo nel quale tutte le fantasie degli architetti sembrano potersi realizzare. La Rotating Tower sarà portata a termine in circa due anni, ospiterà un hotel ai piani bassi e residenze alla sommità.

A differenza di altri progetti che prevedono una rotazione lenta dell’intero edificio intorno al proprio asse e che lasciano immutata la forma complessiva, la torre progettata da Fisher è un’architettura dinamica, la cui silhouette subisce una continua variazione, perché ciascun piano si può muovere indipendentemente. Lo spazio che separa un piano dall’altro ha permesso al progettista di aggiungere quel di più che crea la vera sorpresa: in questo spazio tecnico è prevista l’installazione di un sistema di pale eoliche per la produzione di energia elettrica.

Lo stesso edificio con le sue parti mobili genera energia; al bilancio energetico positivo contribuiscono anche batterie di pannelli fotovoltaici, mimetizzate in più parti della torre. La progettazione strutturale dell’edificio è opera di Leslie Robertson, lo strutturalista delle Twin Towers. Rimangono alcuni interrogativi sul funzionamento della torre, legati per esempio al funzionamento degli scarichi degli impianti igienici o al rumore generato dalle pale.




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Soluzioni per un design sostenibile

Posted: March 17th, 2007 | Author: marcodesignz | Filed under: Ecologia | No Comments »

Attualmente le produzioni industriali e le scuole di design hanno come focus il prodotto, con tutti i suoi aspetti: funzione, percezione, materiali, ingegnerizzazione, produzione, componenti, ciclo di vita, logistica, valore economico, imballaggio e comunicazione; mentre vengono raramente tenuti in considerazione altri aspetti legati al prodotto stesso e all’ambiente in cui viene introdotto, quali lo scarto, l’immissione sul mercato di scarti a monte e il fine vita del prodotto. L’esigenza di preservare l’eco-sistema non è più procrastinabile ma obbligatoria a causa dallo stato di salute del pianeta.

I primi studi e attenzioni rivolte al tema della sostenibilità ambientale si ebbero nel 1972 con la pubblicazione The limits of growth di D.Meadows. Nel pieno dell’espansione economica è stata denunciata l’impossibilità di continuare a perseguire “lo sviluppo” con lo sfruttamento smodato di risorse e con un tasso di crescita della popolazione esponenziale.

Una valida risposta alle problematiche illustrate in precedenza è la presa di coscienza che il prodotto non può essere realizzato senza tenere in considerazione quelle che sono le varie e complesse necessità dell’uomo non solo nel breve periodo. Gli elementi che ruotano intorno alla sfera UOMO sono molteplici (percezioni, vita, valori, cultura, etica, società, bisogni, economia,…) e interrelati tra loro.
L’uomo vive in un contesto sociale costituito da una rete di relazioni e rapporti tra individui, le azioni sono regolate da leggi prestabilite basate su valori etici. La vita biologica dell’uomo non può prescindere dalle condizioni socio-ambientali, quindi è opportuno che la struttura sociale permetta di accedere ai prodotti e alle materie prime che devono essere estratte e lavorate con processi non impattanti, evitando di inquinare flussi d’acqua, terreni utilizzati dal settore primario. E’ chiaro, ormai, che se si inquina in un altro paese, questa azione avrà inevitabilmente delle ricadute sulla situazione ambientale globale.

Per ottenere dei sistemi estremamente legati all’uomo, al prodotto e all’ambiente occorre saper utilizzare al meglio le risorse e l’esempio offerto dalla Natura, in particolare l’uso intelligente dei cinque regni (Monera, Protisti, Funghi, Piante, Animali), considerati il sine qua no del Systems Design. Questa metodologia rappresenta un salto di qualità rispetto ai concetti di industria attuali , gli scarti, infatti, sono considerati la norma per un sistema integrato all’interno del quale tutto viene riutilizzato. La non integrazione dei sistemi industriali dell’uomo in quelli naturali avviene perché i sistemi naturali sono cicli aperti, mentre i sistemi produttivi umani sono lineari e chiusi. Per questa ragione la Natura non produce scarti, mentre l’uomo depaupera le risorse ed aumenta i rifiuti. Seguendo i principi del design sistemico l’obiettivo è quello di annullare il rifiuto dandogli nuovo valore: “rifiuto = cibo” (Hawken, 1993).

In attesa dell’inizio della prossima Rivoluzione Industriale, dove l’industria cercherà di imitare i cicli sostenibili della Natura, anzichè sperare che la Terra produca di più, dobbiamo imparare a fare di più con ciò che la Terra offre. Tutti gli output delle aziende possono essere convertiti in valori aggiunti o utilizzati come materia prima per altre industrie o processi.

Intanto facciamo finta di non sentire e diamoci allo yatch design!

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