Archive for the 'Designer' Category

Sapersi vendere

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Ho perso un po’ il senso dell’umorismo ultimamente, si vede dalle poche vignette. Sto ridendo di meno .. e mi dispiace. Le cose diventano più sottili, meditate, serie, frenetiche. E ti accorgi che stai iniziando a fare seriamente, che ormai quello che chiamavi passione ormai lo puoi chiamare benissimo lavoro. Inizi a capire con i tuoi stessi occhi in che tipo di paese vivi, ti scontri con la realtà e insegui i tuoi sogni. La crisi. La fattibilità delle cose. La sensazione di essere fraintesi o non compresi pienamente. La sicurezza di se stessi e di quello che fai.

Il design è anche questo, sapersi vendere ..o morire nel tentativo.

Uno degli schizzi progettuali della balena per il  parco a tema su pinocchio. Ovviamente biro su carta da imballaggio :)

Pinocchio

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Da molto tempo dico di voler scrivere sul blog, oltre le vignette.

La questione e’ cosa scrivere. Ci sarebbero tante cose da scrivere..davvero tante. Mi viene da pensare a tutte le volte che ho scritto e non c’era molto da scrivere. Stranamente ora resto zitto, come quando hai timore di dire merda, per paura di schiacciarla. (metafora poco elegante vabè)

Uno dei pazzi schizzi per un parco a tema su pinocchio.

Come dice il Prof. Ruffilli: “Moriremo senza essere compresi”…o moriremo nel tentativo di esserlo, aggiungo io.

who dares wins.

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Tesi discussa, 107.

Sono dottore..e come dice mia madre ” non di quelli che  curano le persone”.

Bhè a poche ore dalla dipartita sentivo proprio il bisogno di chiudere con un bel post. Quest’ultimo e’ stato un anno fantastico, quante sofferenze, quante prove e quanti sorrisi. Già ne sento la mancanza.

Visto che non ho potuto da nessuna parte, vorrei ringraziare tutti quelli che mi sono stati vicini. Renato, Anna dai capelli lunghi (-_-), Valerio, Rony (coglionazzo sei sempre il migliore con i render), Massimo, l’ingegnerazzo che ci ha aiutato per la tesi e l’altro ingegnerazzo che ci ha aiutati per il brevetto. E soprattutto la render farm di Valerio.. ciao bimbi mi mancherete. (dio quanto sono nerd).

Ora il mare, l’inghilterra senza dubbi. (e spero tanti nuovi post!)

Dopo? Ricominiciamo!!!

Schizzo progettuale della tesi, tutti i diritti riservati.

Estar en la viva

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E’ da qualche settimana che non pubblico..argh mi sarebbe piaciuto farlo ma le cose cambiano e arrivano talmente in fretta che non riesco ad avere tempo per pensare a qualcosa di carino.

La tesi..la storia della mia tesi verrà raccontata ai posteri per generazioni, visto che assomiglia più ad una sitcom argentina che ad un progetto di design. Tripli e quadrupli colpi di scena, 3-4 progetti presi in considerazione, 2300 professori cambiati, tentativi di sequestro con conseguente riscatto e controricatto e ostacoli apparentemente invalicabili. Per non parlare dell’odiosa burocrazia universitaria, inspiegabile e incomprensibile. Io e il prode Valerio stiamo davvero affrontando qualsiasi tipo di cosa.

Oggi fra gli schizzi per il progettino di tesi mi è venuta fuori questa pseudo-vignetta (che non c’entra niente col post) ma vuoi la primavera..il caldo desertico che incombe o magari è un messaggio in codice del mio inconscio. (l’interpretazione è libera.)

Ps. Dedico la vignetta a Rony. Lui sà perchè. :)

Ogni cosa ha il suo ciclo.

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Qualche giorno fà sono tornato a casa, ho preso una pausa dall’università, dal lavoro, da internet. E’ stato bello ritrovare i miei genitori e quella vita sfrenata che ogni volta che torno a casa mi avvolge. E pure ogni cosa hai suoi limiti, il suo ciclo.

A Grottaglie ho avuto modo di riabbracciare vecchi e nuovi progetti, di riincontrare vecchie e nuove amicizie. Di scrivere per un giornale locale, di scrivere di Loredana. Un articolo sentito, spero sia piaciuto.

Sono tornato a fare visita al mio vecchio professore di descrittiva, Galiandro. Sono tornato alla mia vecchia scuola superiore, sempre più decadente e senza stimoli. Una pallida controfigura di quello che un tempo è stato. Come dicevo ogni cosa ha il suo ciclo.

Chiacchierando e ricordando le vecchie cose mi ha fatto molto piacere respirare seppur per qualche ora quell’aria e modellare qualche oggetto che maniacalmente un tempo coltivavamo.

Galiandro è un ottimista un ostinato e testardo combattente, non si ferma mai. Lui insegna descrittiva. La stessa materia che per troppi mesi ho studiato. Pensavo fosse totalmente inutile, bhè.. ho avuto fin troppi motivi per ricredermi. Ha molte cose in comune con la matematica (altra materia per cui sono negato) ed aiuta ad analizzare, a pensare. Caro Marco, mai giudicare prima di conoscere! Ahimè!

Lui e i ragazzi stanno analizzando e approfondendo le  forme classiche della ceramica Grottagliese. Parlandone e gingillandomi con qualche modello 3d mi sono venute molte idee: semplici, radicali.  Come mai nessuno del quartiere prima c’ha mai pensato? Perchè insistere ostinatamente con la tradizione, con i soliti materiali?

Questo è uno dei render fatti al volo con i progetti di alcuni dei ragazzi della scuola. E’ un tavolo porta oggetti ricavato da un vaso. Di mio ci sono solo i colori delle luci e dello sfondo.

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Who i am II

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Odio le classificazioni. Odio ” i settori specifici”, odio l’indiscriminante culto del bello e dell’estetica che contraddistingue la nostra epoca. Odio le vie di mezzo.
Il brutto è sempre utile e funzionale, mi attrae. Quanto mi attrae il bello senza scopi, amo la sincerità sicuramente. L’estetica che non mente, l’arte fine a se stessa.
Nella nostra epoca il bello è sempre sinonimo di lusso, di costo, di apparenza, di elevazione sociale. Perche l’estetica è marketing, è denaro.

E allora chi è il designer oggi? «  E’ una puttana, un pò ladra. »(grande Ruffilli)  Senza carattere e posizione.

Amo la trasposizione, l’incontro, la condivisione. Adoro quando in un progetto si uniscono due esperienze opposte e diverse. I figli illeggittimi del design. E’ la vera chiave per crescere, conoscere e creare. Non sono un designer, ne un fumettista, ne uno scultore o un pittore, nemmeno un fotografo o un ceramista (ahah). Ma mi piace mescolare le cose. Unire.

Potrà sembrare una concezione sorpassata e abbastanza rigida, ma credo che quasi sempre forma e colore siano figli della funzione, dello scopo che prefiggiamo ad un oggetto. Come in qualsiasi cosa appartenga alla natura, il colore indica, attrae, istruisce, come la forma del resto.
Poi sta a noi enfatizzare gli elementi sensoriali, ironici, giocosi, inconsci o provocatori. Renderli espliciti o impliciti.

Qualcuno mi ha chiesto di scrivere su come la penso, su come opero solitamente. You’re served.

ice cream!

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Era da tanto che non mi affacciavo al food design, il mio primo progetto fu svolto al primo anno di facoltà, bell’esperienza. Sempre sulla scia degli oggetti “hot” questa volta ho pensato ad un bel gelato linguiforme, per un sensuale  intreccio di lingue.

Forme, sensazioni, costume e luoghi comuni: tutto “s’intreccia” e si influenza.

I ricordi e gli oggetti

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Torno ad esaminare il rapporto che abbiamo con gli oggetti..un pò c’avevo già pensato un pò mi è venuta voglia.

Solitamente mi piace vedere oltre agli oggetti, oltre i significati e i tipi d’utilizzo. Ogni cosa in un oggetto può essere trasferita di significato: l’uso visivo, l’impiego, i materiali e i ricordi legati all’oggetto.

Una sorta di metafora che tocca i cinque sensi. La metafora quindi è resa tramite il trasferimento dei significati dovuti alla somiglianza, il classico esempio della nuvola a forma di coniglio.  Così avviene (anche inconsciamente) per tutti gli altri tipi di somiglianze.

Pensavo a come fare ad infondere in un oggetto un archetipo (di Jung) di qualche genere. Un evocazione di ricordi.

Magari tramite i materiali o la forma, qualcosa che coinvolgesse i cinque sensi e che ricordasse le idee innate e predeterminate appertenenti all’inconscio collettivo. I ricordi infatti possono essere soggettivi, ( prendono forma dopo che l’oggetto viene acquistato, usato, messo da parte ) o possono essere oggettivi, inconsci, predeterminati dalla cultura.

Il solito don chisciotte contro i mulini a vento? Magari anche no.

Potential Energy, romanzo sul design che vaga per il mondo.

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Si lo so oltre a scrivere dei miei interessantissimi cazzi, a volte e dico a volte vorrei fare un pò di informazione…eh lo so checcivuoifare.

Allora..c’era una volta questo product designer tale “Jon Chamberlayne” che arrivato a trent’anni ha capito che il design forse non era per lui..(respect) e nel desiderio di vivere una vita più sensata e in sintonia con l’ambiente (eh sti temi sensibili..) praticamente ha deciso di scriverne un romanzo con il titolo “Potential energy”.

Che poi analizzando nello specifico i temi trattati penso siano molto interessanti (il vivere in modo etico ed ecosostenibile, l’attacco ai clichè, la semiotica della felicità e il potere che hanno gli oggetti nell’interferire con il nostro umore), ma…ma siccome Jon fondamentalmente non aveva dinero ( e secondo me nemmeno voglia) di cercare qualche casa editrice ha pensato di stampare 1000 e dico 1000 copie e lasciarle sulle panchine, sui mezzi pubblici, sui muretti delle grandi città. Sperando che il pubblico capisse che era da leggere (e non da tirare in testa a qualcuno) e  regalare a qualcun altro.

Fù così che il libro viaggiò da continente a continente, fotografato nel luoghi più assurdi e disparati. Ora è nato un sito per tracciare le varie copie nel mondo, e se anche voi come jon non avete voglia, (eddai jon si scherza) potete scaricarlo anche in pdf da qui.

L’ i-spettore gadget

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Non c’è dubbio sulla genialità del marketing  messo in campo dall’ apple per l’iphone..e qui spezzo una lancia.

Personalmente ho sempre ammirato il design apple e ho sempre compensato tutta la stilosità dei prodotti con la loro impeccabile funzionalità e facilità d’uso. (mi riferisco anche al sistema operativo..ovviamente )

Ora però non vorrei sbagliarmi, ma c’è qualcosa che inizio a non capire perfettamente, tutta quest’estetica, la ricerca del lusso, delle rifiniture forzatamente eleganti, delle interfacce alla startrek..insomma penso di non sbagliare quando dico che alla fine è solo uno smartphone?

Ok, stavo scherzando.

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