Progettazione delle immagini inconsce
Posted: September 28th, 2007 | Author: marcodesignz | Filed under: Filosofia del design | 3 Comments »
Immagini che si verificano nella persona al di fuori del suo controllo consapevole.
Questo nuovo tipo di filosofia progettuale ( ne ho parlato qui) si evolve dalle nostre passioni, dalle ricerche che facciamo su quello che più ci interessa e che ci riflette momentaneamente. Parte quindi da una sacca di argomentazioni che sicuramente non sono casuali.
E allora come vengono scelti gli spunti progettuali? Come catturano la nostra attenzione? Forse inconsciamente veniamo attratti da loro, e queste figure si evolvono in immagini antiche che evocano pulsioni e sentimenti di cui non siamo razionalmente a conoscenza. Ora non vorrei spingermi nel verboso, ma penso si parli di antropologia.
Mi diceva un mio prof: Vi siete chiesti come mai i neonati subito dopo la nascita hanno l’abitudine di stringere con forza un dito fra le loro mani? E’ un abitudine scritta nel nostro codice genetico, infatti quando eravamo “scimmie” c’era il pericolo di cadere dai rami, e se non ti tenevi….cadevi giù!
Penso quindi che forme, immagini e colori siano impregnati di significati antichi per noi,(e si sapeva già) ma per chi progetta credo sia un “bagaglio figurativo” con cui fare i conti.
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Il bagaglio in realtà è dovuto alla sovrapposizione delle esperienze.
Agli strati sulla tela.
E’ l’interconnessione tra le forme che ci hanno suggestionato.
Una forma che non suggerisce l’uso che se ne deve fare non è una forma studiata bene.
Ti consiglio, in proposito, il libro di Norman di cui ho scritto recentemente.
(La caffettiera del masochista).
Trovo che i migliori libri di architettura li facciano i sociologi e gli psicologi.
Non so perché.
Si e’ un libro letto e riletto..specialmente per l’università. Anche io penso che una forma non è studiata bene se non suggerisce l’uso. Ma ci sono correnti di pensiero che indicano la forma come “padrona di casa” e la funzione come “ospite”, si pensa infatti che ormai e’ piu l’aspetto estetico ad attrarre gli utenti, la funzione e’ trascurabile.
Se ti piace questo tipo di argomentazione ti suggerisco “progetto e passione” di enzo mari. (un altro grande teorico del design)
be’, spesso ci piacciono le cose che sono ben radicate nella nostra memoria. forse per questo quando qualcuno fa qualcosa di innovativo, non ottiene immediatamente successo. siamo abitudinari forse, la nostra mente si tranquillizza di fronte a ciò che conosce e che ha imparato ad amare col tempo. il nuovo spaventa, come il diverso, perché è qualcosa che non ci appartiene.
ps: chissà se ho detto mezza cosa sensata!